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	<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 10:21:14 +0000</pubDate>
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		<title>PEC–DAY: è troppo presto per i giudizi?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 09:19:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; apprezzabile ogni sforzo che la Pubblica Amministrazione mette in campo per modernizzare i rapporti tra il cittadino e la PA. Ma quando le operazioni vengono accompagnate da un battage pubblicitario che genera un overload che manda in tilt i server (come è successo con l&#8217;operazione PEC avviata il 26 Aprile) facendo perdere un sacco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; apprezzabile ogni sforzo che la Pubblica Amministrazione mette in campo per modernizzare i rapporti tra il cittadino e la PA. Ma quando le operazioni vengono accompagnate da un battage pubblicitario che genera un overload che manda in tilt i server (come è successo con l&#8217;operazione PEC avviata il 26 Aprile) facendo perdere un sacco di tempo senza riuscire a completare l&#8217;operazione di registrazione per l&#8217;accreditamento, la rabbia sale e l&#8217;operazione diventa un boomerang per chi cavalca la tigre.<a href="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2010/04/100427_pecgoverno.jpg"><img class="size-medium wp-image-1196 alignright" title="100427_pecgoverno" src="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2010/04/100427_pecgoverno-300x173.jpg" alt="" width="300" height="173" /></a></p>
<p>Da 48 ore appare questa immagine che tende a smorzare tutti gli entusiasmi di noi nativi analogici convertiti (con convinzione) al digitale. Mi consolo col fatto che l&#8217;immagine della tipa sia stata caricata sul server che ospita il sito proprio con nome &#8220;tipa.jpg&#8221;.</p>
<p>Per un supplemento di pazienza mi soccorre la calma e la professionalità di <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/" target="_blank">Ernesto Belisario</a> che spiega tutto molto bene <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/04/27/pec-day-e-troppo-presto-per-i-giudizi/" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>Pillole di innovazione</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 11:02:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Alcune riflessioni di Gigi Cogo sul Barcamp degli innovatori della PA al Forum PA 2010.
Link
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="290" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WFaGhnV8qQI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="290" src="http://www.youtube.com/v/WFaGhnV8qQI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Alcune riflessioni di Gigi Cogo sul Barcamp degli innovatori della PA al Forum PA 2010.</p>
<p><a href="http://saperi.forumpa.it/story/42281/barcamp-innovatoripa-lo-rifacciamo-forum-pa-2010?utm_source=FORUMPANET&amp;utm_medium=2010-04-13" target="_blank">Link</a></p>
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		<title>Vantrash</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 08:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Grazie a GigiCogo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://vantrash.ca/" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-1185" title="100409_vantrash" src="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2010/04/100409_vantrash.jpg" alt="" width="450" height="285" /></a></p>
<p>Grazie a GigiCogo.</p>
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		<title>Biblioteca di Celso ad Efeso</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 05:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2010/03/100204_celso_efeso.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1182" title="100204_celso_efeso" src="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2010/03/100204_celso_efeso.jpg" alt="" width="500" height="378" /></a></p>
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		<title>I corruttori della Repubblica</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 12:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Michele Ainis scrive parole sempre più chiare e dure e per questo motivo non buca i media. Purtroppo, fanno più presa quelle dette. In TV soprattutto.
Teniamoci cara La Stampa di Torino che gli da spazio&#8230;
La Stampa del 24 Feb 10
La repubblica dei corrotti
Benvenuti nella Repubblica dei corrotti: c’è posto per tutti e non c’è neanche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Michele Ainis scrive parole sempre più chiare e dure e per questo motivo non buca i media. Purtroppo, fanno più presa quelle dette. In TV soprattutto.<br />
Teniamoci cara La Stampa di Torino che gli da spazio&#8230;</p>
<blockquote><p>La Stampa del 24 Feb 10</p>
<p><em><strong>La repubblica dei corrotti</strong><br />
Benvenuti nella Repubblica dei corrotti: c’è posto per tutti e non c’è neanche bisogno di mettersi ordinatamente in fila, tanto nessuno la rispetta. Ma come abbiamo fatto a guadagnarci questo speciale passaporto? Perché siamo inquilini d’uno Stato senza Stato, ha osservato ieri Luca di Montezemolo. E perché in questo vuoto prosperano l’inefficienza pubblica e l’illegalità privata.</em></p>
<p><span id="more-1175"></span></p>
<p><em>Ma prospera inoltre un paradosso, giacché nel nostro caso il vuoto dipende in realtà dal troppo pieno. Non è che ci abbia lasciato orfani lo Stato: semmai è cresciuto a dismisura, è diventato un elefante impietrito dalla sua stessa mole. Non è che in Italia manchino le leggi: ne abbiamo viceversa fin troppe sul groppone, col risultato che s’elidono a vicenda, e in ultimo ciascuno fa come gli pare. Non è che il Paese soffra l’assenza di un’energia riformatrice, come il corpo d’un malato lasciato senza medicine: le medicine sono a loro volta troppe, troppi i dottori che ce le somministrano, e ovviamente ogni dottore cambia la terapia confezionata da chi lo aveva preceduto. Sicché alla fine della giostra il paziente muore intossicato.</em></p>
<p><em>Valga per tutti il caso dell’università. Noi professori siamo costretti ormai da anni a un andirivieni normativo, dato che ogni governo si sente in obbligo di riformare la legge di riforma, quella varata dal vecchio esecutivo. Le riforme, poi, non sempre fanno tabula rasa del passato ordinamento; più spesso vi s’innestano, crescono per superfetazione, e infatti in questo momento gli atenei italiani offrono simultaneamente corsi di laurea diversi per durata, per numero d’esami, per disciplina complessiva. Non sapendo come diavolo chiamarli, li distinguono in relazione al vecchio, al nuovo e al «nuovissimo» ordinamento, con buona pace dell’Accademia della Crusca. Nel frattempo l’università ha sperimentato più divorzi di Liz Taylor: prima fusa con la scuola sotto un unico ministro, poi retta da un dicastero autonomo, ora di nuovo coniugata. Ma a conti fatti abbandonata al suo destino, perché nessuna riforma può generare frutti se non le si lascia il tempo d’attecchire. Dal pieno nasce dunque il vuoto, ed è esattamente in questo vuoto che hanno messo radici parentopoli, concorsopoli e gli altri scandali dell’università. Per forza, con 111 leggi in materia d’istruzione negli ultimi tre lustri, tutte elencate e consultabili nel sito web di Montecitorio. Ecco, le leggi. Nonostante le buone intenzioni del ministro Calderoli, ne abbiamo ancora 20 mila in circolo. Senza contare quelle regionali (all’incirca 25 mila), né i regolamenti del governo (70 mila).</em></p>
<p><em>Significa che il nostro diritto è un corpo opaco, inconoscibile per gli stessi addetti ai lavori. Significa al contempo che i furbi trovano sempre una scialuppa normativa che li conduce in salvo, mentre l’onesto annega. Ma questa ipertrofia della legislazione nutre a sua volta il corpaccione dello Stato, e a sua volta ne è nutrita. Anche qui basterà un esempio. Nell’officina del diritto ospitata da Palazzo Chigi c’erano 345 dipendenti sotto il Duce; oggi sono quasi 5 mila. E anche quando lo Stato si sottopone a una cura dimagrante, cedendo quote di potere, finisce per moltiplicare gli apparati burocratici (è il caso delle Regioni), oppure per moltiplicare i controllori, i quali giocoforza si pestano i piedi a vicenda (è il caso delle authorities, che ormai sono una dozzina).</em></p>
<p><em>Insomma, la nostra malattia morale s’accompagna a una bulimia di leggi, di istituzioni, d’apparati. Sarà la fame atavica dei politici italiani, che non sanno rinunciare a una provincia inutile o ai mille posti in Parlamento per non sparecchiare la tavola imbandita. Sarà l’idea di passare in gloria con la riforma del millennio. Però c’è almeno una virtù che a questo punto dovrebbero esibire: la virtù dell’astinenza.</em></p></blockquote>
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		<title>Costante educazione al basso livello</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 00:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Michele Serra - Repubblica (via Antonio Vergara)
Mentre al Festival si consacra, da sempre, non il popolo ma la sua contraffazione televisiva, un telepopolo che è solo in parte giustapponibile agli italiani per quanti sono. Gli altri trenta milioni di italiani, quelli che scelgono di fare o di vedere altro, oppure al Festival dedicano solo uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Michele Serra - Repubblica (via Antonio Vergara)</p>
<blockquote><p>Mentre al Festival si consacra, da sempre, non il popolo ma la sua contraffazione televisiva, un telepopolo che è solo in parte giustapponibile agli italiani per quanti sono. Gli altri trenta milioni di italiani, quelli che scelgono di fare o di vedere altro, oppure al Festival dedicano solo uno sguardo giocoso e distratto, che cosa sono, se non popolo? Tutti professori universitari?</p>
<p>Riassumendo. Il televoto sanremese, anche ammesso che sia dimostrabilmente pulito e non manipolato, indica i legittimi gusti di circa la metà del paese.</p>
<p>Dentro quella metà, non è difficile immaginare che il patriottismo da operetta del Savoia abbia incontrato il favore, come dire, delle fasce non protette del pubblico: le più televisive, quelle che non leggono libri, non vanno a teatro, non vanno al cinema, e non hanno avuto tempo e modo di racimolare qualche termine di paragone, qualche elemento di conoscenza extra-televisivo.</p>
<p>Sanremo è soprattutto per loro, è confezionato a loro misura, e in fondo il vero sbalordimento sarebbe se questo genere di pubblico, allevato in lunghi decenni a quella forma suprema di obbedienza che è la mediocrità, avesse bocciato il Savoia e votato per le poche belle canzoni. La vera manipolazione sta a monte, molto a monte del televoto: sta nella costante educazione al basso livello.</p></blockquote>
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		<title>Il &#8220;discensore&#8221; sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 00:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si fa un gran parlare dell&#8217;ascensore sociale che non funziona più legando la metafora all&#8217;immagine di un ascensore sempre in salita. Purtroppo, continua a funzionare facendo più corse carico in discesa che in salita.
In realtà la pigrizia e i vizi che si sono impadroniti di noi ci portano ad utilizzare l&#8217;ascensore anche per scendere per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2010/02/ascensore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1165" title="ascensore" src="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2010/02/ascensore.jpg" alt="" width="150" height="200" /></a>Si fa un gran parlare dell&#8217;ascensore sociale che non funziona più legando la metafora all&#8217;immagine di un ascensore sempre in salita. Purtroppo, continua a funzionare facendo più corse carico in discesa che in salita.</p>
<p>In realtà la pigrizia e i vizi che si sono impadroniti di noi ci portano ad utilizzare l&#8217;ascensore anche per scendere per pochi e pochissimi piani. Per questa ragione l&#8217;immagine dell&#8217;ascensore, che funziona più spesso da &#8220;discensore&#8221; sociale, continua a valere e descrive bene le dinamiche sociali. Pensato e costruito per salire di qualche piano, per consentirci la scalata di pochi o molti livelli sociali, lo utilizziamo, quasi senza volerlo e nostro malgrado, per scendere senza essere capaci di venirne fuori per rimanere, quanto meno, al piano.</p>
<p>Il resto lo dice molto bene, con cifre significative a supporto della tesi, questo articolo che è apparso su La Stampa dell&#8217;8 Feb dell&#8217;anno di grazia 2010.<span id="more-1162"></span></p>
<blockquote><p><em>Il circolo vizioso tra caste e amicizie</em><em><br />
IRENE TINAGLI<br />
I dati appena rilasciati dal ministero mostrano un quadro molto netto: diminuiscono le iscrizioni all’Università. Quasi settemila matricole in meno rispetto all’anno scorso. Potrebbe sembrare un piccolo assestamento in un anno di crisi, ma non è così. </em></p>
<p><em>Non è una flessione temporanea: questo dato si inserisce in un trend negativo che si protrae ormai da diversi anni. Rispetto all’anno accademico 2003-04 le immatricolazioni sono calate di quasi 52.000 unità, un dato impressionante, sia in termini assoluti che percentuali. Infatti, se nel 2003 si sono iscritti all’Università il 74,4% dei ragazzi usciti dalla superiori, quest’anno solo il 59% lo ha fatto. Un calo di oltre 15 punti percentuali in poco più di un quinquennio. Un trend che sta impoverendo la nostra società e che mina pesantemente le basi della nostra economia. </em></p>
<p><em>Negli anni in cui tutti parlano dell’importanza del capitale umano, di saperi sempre più sofisticati, anni in cui la maggior parte dei Paesi occidentali ha quasi raddoppiato la quota di popolazione in possesso di una laurea, da noi si torna indietro. Le conseguenze sulla nostra competitività economica sono e saranno devastanti, ma forse adesso conviene fermarsi a riflettere sulle cause. Perché da questa riflessione si riescono a capire meglio i contorni e la portata del fenomeno. Questa situazione è conseguenza di un meccanismo sociale che si è inceppato: tanti giovani non studiano più perché pensano che non serva, che l’Università non funzioni più come ascensore sociale. </em></p>
<p><em>Il meccanismo si è inceppato in parte per colpa di un sistema universitario incapace di trasmettere competenze al passo con i tempi e con le esigenze del sistema produttivo di oggi. Ma anche per colpa di un panorama delle opportunità che è sempre più chiuso e cristallizzato. Il nostro mercato del lavoro funziona ancora in modo molto informale, localistico e personalistico. Come ci mostrano i dati dell’ultima indagine Excelsior sulle assunzioni delle imprese, circa il 54% delle assunzioni avvengono per conoscenza diretta o per segnalazione di conoscenti. Un altro 25% da banche dati interne alle aziende. Questo significa che chi non ha conoscenze personali o non è già inserito in azienda ha davvero poche probabilità di trovare lavoro. Centri d’impiego, Internet e mezzi stampa coprono una percentuale irrisoria delle assunzioni. La storia che ai giorni nostri si può trovare lavoro semplicemente mandando un curriculum in Italia pare sia davvero un mito. </em></p>
<p><em>La cosa drammatica è che questo sistema non solo non viene combattuto ma in alcuni casi viene persino legittimato e difeso. Come per la vicenda di alcune banche che pochi mesi fa hanno formalizzato un accordo con i sindacati per prepensionare i dipendenti ed assumerne i figli. Certo, i figli avrebbero dovuto avere certe caratteristiche, ma resta il fatto che, a parità di laurea in economia, essere figli di un bancario fa la differenza. Cosa dovrebbero quindi fare di fronte a questo scenario i figli degli operai, ma anche di molti impiegati, commesse o commercianti, che non possono contare su nessuna garanzia basata su famiglia e censo? La cosa più semplice: abbandonare velleità universitarie e far leva sul capitale relazionale che hanno a disposizione per fare, a loro volta, l’operaio, il commesso, il commerciante. </em></p>
<p><em>È questo infatti che ci dicono gli ultimi dati di Almalaurea: tra gli iscritti all’Università aumenta la percentuale di chi è figlio di laureati e diminuisce la percentuale di chi invece ha genitori che si sono fermati alla scuola dell’obbligo. E questo non farà che alimentare un circolo vizioso che irrigidirà ulteriormente la nostra società e la nostra economia. Perché se i giovani provenienti dai ceti più poveri perdono anche l’università come occasione di confrontarsi con un mondo diverso dal loro, di mescolarsi con persone di varia estrazione, saranno davvero condannati a restare inchiodati ai blocchi di partenza, e non saranno in grado di offrire né a se stessi né ai propri figli orizzonti e prospettive migliori. </em></p>
<p><em>Ed è molto triste pensare che nell’era in cui Paesi come l’India o la Cina stanno sperimentando l’abbattimento di vecchie caste e un nuovo senso di libertà e opportunità, in Italia i giovani stanno scivolando verso nuove gabbie e soffrendo frustrazioni e rinunce che nessun Paese sano e moderno dovrebbe tollerare. </em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Duemiladieci risate amare</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 10:12:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

		<category><![CDATA[D'Alema]]></category>

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		<description><![CDATA[Tante sono le risate che provoca la lettura di questo articolo su L&#8217;Unità in edicola il giorno della Befana.
Duemiladieci battute
La strategia vincente di Massimo per perdere le regionali
 Francesca Fornario

A ottanta giorni dalle elezioni regionali, il Partito Democratico è nel caos.
Nel Lazio, lo scaltro tentativo di Massimo D’Alema di convincere Renata Polverini a candidarsi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tante sono le risate che provoca la lettura di questo articolo su L&#8217;Unità in edicola il giorno della Befana.</p>
<blockquote><p><em>Duemiladieci battute<br />
<strong>La strategia vincente di Massimo per perdere le regionali</strong><br />
</em> <em>Francesca Fornario</em></p>
<p><span id="more-1147"></span></p>
<p><em>A ottanta giorni dalle elezioni regionali, il Partito Democratico è nel caos.<br />
Nel Lazio, lo scaltro tentativo di Massimo D’Alema di convincere Renata Polverini a candidarsi per il centrosinistra rischia di naufragare a causa delle proteste degli elettori del Pd, prigionieri di una loro infantile visione del mondo diviso in schieramenti contrapposti.<br />
Gli sforzi diplomatici di D’Alema hanno però dato buoni risultati in Puglia. Dopo una notte di colloqui, si è stabilito che il candidato sul quale possono convergere le preferenze di Pd, Udc e Vendoliani è un trullo di Alberobello: una scelta che D’Alema reputa vincente perché legata al territorio e perché non si è mai visto un trullo che tira cocaina a un festino.<br />
Per strappare le regioni del nord alla destra, D’Alema punta invece a una riforma condivisa della Costituzione: la riannessione del Lombardo-veneto all’Austria.<br />
Più difficile la partita in Toscana e in Emilia Romagna. Qui il Pdpotrebbe vincere nonostante la rottura con l’Idv e i radicali e nonostante l’alleanza con l’Udc, la quale è alleata anche con il centrodestra. Secondo i dalemiani, la sconfitta è un traguardo ambizioso ma non impossibile. La strategia di D’Alema, ispirata a un combinato disposto tra la bozza della Bozza-Violante e La Cantatrice Calva di Eugène Ionesco, suggerisce di abbandonare una puerile visione logico-sequenziale della realtà in quanto ormai superata dal concetto filosofico di assurdità dell&#8217;esistenza. In questa ottica, la situazione attuale del Pd non va vista come una tragedia ma come un’anticommedia.<br />
In altre parole, conviene lasciare le regioni rosse al centro-destra; per motivi che ora ci appaiono sbagliati ma che saremo in grado di comprendere dopoaver letto altri settecento editoriali di Giuliano Ferrara. L’obiettivo è arduo soprattutto in Emilia Romagna, dove Vasco Errani potrebbe essere riconfermato per la terza volta. D’Alema, però,può ancora giocarsi qualche asso. L’alleanza con la Lega, o la sostituzione di Errani con Bassolino.</em></p></blockquote>
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		<title>Carta sprecata</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 11:23:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Altro che carta stampata!
Si fa un gran parlare dell&#8217;attendibilità delle notizie che corrono sul web. Guardando questa immagine che ha colto Gigi Cogo davanti ad un&#8217;edicola che vende giornali su carta (si, quella vecchia merce che sporca non solo le mani) e, per venderne di più addobba l&#8217;albero di Natale con locandine sempre più ingombranti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2009/11/091130_alani.jpg"><img class="size-medium wp-image-1116 alignleft" title="091130_alani" src="http://www.micheleperone.it/wp-content/uploads/2009/11/091130_alani-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Altro che carta stampata!</p>
<p>Si fa un gran parlare dell&#8217;attendibilità delle notizie che corrono sul web. Guardando questa immagine che ha colto <a href="http://www.webeconoscenza.net/" target="_blank">Gigi Cogo</a> davanti ad un&#8217;edicola che vende giornali su carta (si, quella vecchia merce che sporca non solo le mani) e, per venderne di più addobba l&#8217;albero di Natale con locandine sempre più ingombranti, viene da chiedersi se sulla carta stampata passano notizie più vere e verificate di quelle che corrono sul web.</p>
<p>E&#8217; una gara a chi la spara più grossa: due, tre, quattro o nessuno?</p>
<p><a href="http://friendfeed.com/gigicogo/3b610171/mainstream" target="_blank">Qui </a>la discussione (breve breve) che ne è scaturita su Friendfeed.</p>
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		<title>5 perle 5 tratte dagli Storpionimi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 14:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cazzeggio]]></category>

		<category><![CDATA[Una risata ci seppellirà]]></category>

		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Una personale selezione dagli Storpionimi che dilagano su Friendfeed.

Pesto mancia (Simonlain)
Oh pus dei (Fatacarabina)
Mi sono fatta il leasing al viso (Momix74)
Oroscoop (Kobayashi)
L&#8217;atlante di Lady Chatterley (Ziomau)

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una personale selezione dagli <a href="http://friendfeed.com/storpionimi" target="_blank">Storpionimi </a>che dilagano su <a href="http://friendfeed.com/" target="_blank">Friendfeed</a>.</p>
<ul>
<li>Pesto mancia (Simonlain)</li>
<li>Oh pus dei (Fatacarabina)</li>
<li>Mi sono fatta il leasing al viso (Momix74)</li>
<li>Oroscoop (<span class="l_profile">Kobayashi</span>)</li>
<li>L&#8217;atlante di Lady Chatterley (Ziomau)</li>
</ul>
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