Non ne valeva la pena.

Bella idea di Federarchitetti

C’è anche questo “Lavori in corto”

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Dal rapporto del Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri dal titolo: “Osservatorio sugli esami di abilitazione svolti nell’anno 2012″

Gli effetti della crisi economica in atto coinvolgono anche i futuri ingegneri. Scende infatti per la prima volta sotto quota diecimila il numero di abilitati alla professione di ingegnere: 9.747, circa 700 in meno rispetto al 2011 e quasi la metà rispetto ai 19.118 rilevati nel 2003. I motivi di tale flessione sono molteplici, ma è probabile che siano soprattutto gli elevati costi ed il perdurare della congiuntura negativa a disincentivare i giovani laureati ad accedere alla professione.

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via Linkiesta 

Fra 1999 e 2007 l’aumento del 71,2%. È quasi al 190% del Pil, vale a dire circa 3.000 miliardi di euro. E potrebbe salire ancora.

Fabrizio Goria

 

Il male dell’Italia potrebbe presto diventare il debito privato. Mentre il debito pubblico veleggia oltre i 2.100 miliardi di euro, oltre il 130% del Pil, quello privato non è da meno. Secondo le stime supererà quota 190% del Pil. Vale a dire poco più di 3.000 miliardi di euro. Una cifra monstre, considerata la dinamica di questa grandezza, che è in ascesa. E l’aumento dell’indebitamento privato va di pari passo con la riduzione sia della ricchezza sia del tasso di risparmio, ai minimi dal 1980. Il risultato è una spirale mortale. 

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Nell’altra vita, quella di insegnante di Topografia, con i miei alunni maneggiavo numeri, formule, funzioni goniometriche, strumenti di misura, calcolatrici programmabili e computer fin dagli albori. Pur trattandosi di una disciplina tecnica con forti implicazioni matematiche, non trovando sempre consenso tra i miei colleghi, ho sempre predicato l’importanza di esercitare la memoria.

Ho sempre consigliato ai ragazzi di impegnarsi molto  nelle discipline letterarie, nella scrittura, nella lettura e nello studio della storia. Sono certo che se ne ricordano, così come sono certo che hanno fatto tesoro nella loro vita, non solo professionale, delle mie continue sollecitazioni.

Mi sono tornate in mente queste brevi considerazioni mentre leggevo questa lettera che Umberto Eco scrive al caro nipote. La sottoscrivo integralmente, soprattutto nella prima parte, e la metto agli atti di questo blog a beneficio della mia… memoria e di tutti i nipoti che, per caso, passeranno da queste parti.

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“Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”

Biagio Raucci s’è svegliato leopardiano (non leopardato) ed ha fatto un bel regalo a chi lo segue su Twitter.

E’ una chicca del 1954 che propone uno splendido video in b&w con il  ”Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere” (1832) dalle “Operette Morali” di Giacomo Leopardi con la regia di Ermanno Olmi. Senza indugio faccio mio questo regalo e lo metto agli atti di questo blog .

Prendetevi 6’30″, costa poco e farete felice il bambino che è in voi. Poi traete le conclusioni che vorrete, sono tutte buone! Auguri!

 

Qui c’è la long version del cortometraggio di Ermanno Olmi che non aggiunge niente al dialogo.

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In tempi di recessione, abbondiamo almeno con gli auguri: uno recitato e l’altro cantato.

Il primo è di Eduardo che, in “Natale in Casa Cupiello“, affida la “nota della salute” a Tommasino che, leggendo la letterina alla “cara matre“, fa “sentire i sentimenti” ed invoca salute e malattie per i familiari. Fate la vostra personale lista dosando attentamente gli anni di vita per i cari che vi circondano ed evitate di augurare acciacchi ai vostri zio Pasqualino.

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Si, ormai ci insegnano anche come scrivere nella nostra lingua. E’ una guida essenziale che conviene “tenere da conto”. Chissà se questa espressione è ammessa!

La guida contiene suggerimenti e non regole ed invita, all’atto della loro applicazione, a tener conto delle finalità che il documento si prefigge e del pubblico cui è destinato, cosituito da funzionari e dipendenti della CE.

Per invogliarci a leggerla, ci ricorda che ci sono tre buoni motivi per scrivere in modo chiaro: interagire in modo più efficace, ridurre la corrispondenza inutile e instaurare un clima costruttivo.

Mi sembrano tre ottimi motivi per farci coraggio e…

…leggerla


Pensiero d’autunno

Il breviario domenicale del Card. Gianfranco Ravasi su Il Sole 24 Ore di oggi 3 nov evoca la poesia “Pensiero d’autunno” di Ada Negri che non conoscevo (come tante altre…) e che mi piace cristallizzare in questo spazio.

Tra foglie moribonde, autunno, ramo più alto, sole limpido, distacco dolce, novembre, ricordo dei morti, appare forte il contrasto con il motto “come di primavera, sugli alberi le foglie” che accompagna questo blog da sempre.

Appare, appunto. Ma non c’è!

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Proviamo a dare i numeri?

- (via MySolutionPost.it)

di Luca Baiguini – 7 ottobre 2013

C’è un esercizio che propongo spesso ai miei allievi.

Si tratta di un gioco che ho trovato nel libro “Trappole mentali” di Matteo Motterlini (a proposito: lettura interessante, per gli amanti del genere).

Consiste nel riunire un gruppo di persone e consegnare le seguenti istruzioni:

- Scegliete un numero tra zero e cento e scrivetelo, insieme al vostro nome, su un foglio.

- Non mostrate agli altri il numero scritto.

- Dopo che mi avrete consegnato i fogli, procederò a calcolare la media aritmetica dei numeri che avete scelto.

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(via Linkiesta.it)

Quel pasticciaccio brutto dei contatori Enel. Forniti dall’azienda, non sono mai stati controllati né testati. Potrebbero esserci risvolti legali

Le interrogazioni parlamentari sui contatori intelligenti sono due e quindi riprendiamo l’argomento del post.

L’idea

Dovendo cedere parte delle centrali elettriche, come prevedeva la liberalizzazione del settore, Enel si concentrò sul retail, realizzando l’aggeggio che lampeggia nelle nostre case e che dovrebbe misurare correttamente l’energia che consumiamo. Cosa sia l’aggeggio, e perché non lo si possa legalmente definire contatore, o misuratore, lo si capirà leggendo.

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Changes to computer thinking


Sergio Rizzo, Corriere della Sera 18.10.2013

Così solo dopo l’Unità e durante la Spagnola.

C’è da rimanere impietriti a guardare in quali condizioni versa il Sud. Il lavoro è una chimera, la povertà aumenta vertiginosamente, i giovani scappano, il divario con il resto del Paese diventa abisso. Per non parlare del macigno della criminalità. L’ultimo rapporto del centro studi sull’economia meridionale Svimez ci consegna uno scenario angosciante, nel quale avanza soltanto una cosa: la desertificazione. Industriale, economica, ambientale. Perfino umana: nel 2012 il numero dei morti ha superato quello dei nati vivi. Nella storia del Mezzogiorno d’Italia era accaduto soltanto due volte: nel 1867, pochi anni dopo l’unità, e nel 1918, anno dell’epidemia di spagnola. Un dato che segnala le proporzioni di un dramma destinato ad assumere proporzioni enormi, considerando che anche la fecondità femminile ha subito una preoccupante battuta d’arresto. Non si fanno più figli: 1,35 per ogni donna al Sud, 1,43 al Centro-Nord. Il rapporto Svimez ci dice che il ritmo dell’emigrazione è ormai costante. L’anno scorso sono scappati dalle Regioni meridionali in 112 mila. Negli ultimi vent’anni hanno definitivamente lasciato il Sud 2 milioni 700 mila persone. Fuggono i giovani, che sono il 70 per cento di chi emigra, fuggono le donne, che sono il 50 per cento, fuggono i laureati, che sono il 25 per cento. Né il flusso di immigrati riesce a compensare questo inesorabile esodo, considerando che vanno quasi tutti al Centro-Nord: sette persone su otto.

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La mossa del cavallo

di Massimo Gramellini da La Stampa del 19.10.2013

Visti da lontano dobbiamo fare una certa impressione: un Paese in mutande, e non per metafora, che la sera combatte l’ansia appassionandosi al romanzo sceneggiato di un plutocrate ottantenne (in questi giorni è in cartellone l’acclamata sottotrama saffica, protagoniste una bulgara e una napoletana).
Visti da vicino, anzi da dentro, abbiamo una spiegazione che però non è una giustificazione: il desiderio di distrarsi è tipico dei depressi e la realtà procura tali bordate di angoscia che si preferisce guardare altrove. Persino l’indignazione si esercita meglio, se la si applica a un argomento piccante e grottesco. Provate a sorridere con il ministro del Welfare, che ammette come fra qualche anno potrebbero non esserci più soldi per le pensioni. Provate a ricaricarvi con un governo frigido, che attira il plauso dei potenti stranieri e il magone dei contribuenti italiani.

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