(Via Santalmassiaschienadritta)

Beh, vede Santalmassi, una delle differenze fra grandi e piccoli uomini è che questi ultimi si circondano di nani, per non sembrare più piccoli di quanto già non siano. Vada a vedere quale era la squadra di governo di John Fitzgerald Kennedy, poi la paragoni a quella di Renzi. Non serve fare altri commenti.
Bull.

Caro Bull, lei è encomiabile nella negazione del presente e valorizzazione di un passato che finalmente, dico io, è passato, tramontato.
Cito a memoria.
Tra i collaboratori, consiglieri o consulenti di John Kennedy ci furono: uno storico come Arthur Schlesinger, un fior di economista come James Tobin (Tobin tax, rammenta?), un grande avvocato come Ted Sorensen, un eccellente diplomatico come Adlai Stevenson, uno straordinario fratello come Bob Kennedy.
Ammetto di essere attonito di fronte agli Stevenson, Schlesinger, Tobin, Sorensen e Bob che affollano il nostro paese oggi e sono stati lasciati disoccupati da un certo Matteo Renzi.
Lei me ne sa citare uno? Forse ha nostalgia dei Cirino Pomicino: ma non c’è neanche la sua imitazione, in giro.
Gcs


Market research firm IDC published some really interesting data on Thursday that breaks down the smartphone market share by price. According to that data, which was charted for us by Statista, more than 80% of Apple’s devices are “high-end,” as they cost more than $400. Less than 20% of Apple smartphones are considered “mid-range,” and there are currently zero “low-end” iPhones.

 

Android and Windows Phone smartphones, meanwhile, employ a completely different model. The vast majority of those handsets — around 60% — cost less than $200. About 20% of Android and Windows Phones are mid-range devices, while a relatively small percentage of those handsets are considered “high-end,” in the $400-plus range.

So Apple may dominate the high-end smartphone range, but as Business Insider’s Jim Edwards points out, around 85% of all smartphones are Android phones, which means most people prefer smartphones when they cost under $200.


Luca Ricolfi (La Stampa) 3 Ago 14
Su quel che fa il governo Renzi le opinioni divergono. C’è il partito del «finalmente, dopo trent’anni !» che si compiace di ogni novità, reale o presunta che sia. E c’è il partito del «niente di nuovo sotto il sole», che vede riemergere i soliti difetti della politica: tanti annunci e pochi fatti, scadenze non rispettate, leggi e decreti pasticciati, eterno rinvio dei problemi più spinosi, a partire da quello del mercato del lavoro.
Quello su cui quasi tutti sono d’accordo è che lo stile di governo è cambiato, perché il nuovo premier non è ingessato come i predecessori, e pare determinatissimo a portare a termine i propri piani. C’è un punto, tuttavia, su cui mi pare che non si stia riflettendo abbastanza. Quel che Renzi e i suoi stanno cambiando non è solo lo stile di governo, il tipo di comunicazione, il rapporto con l’opinione pubblica. A me pare che il cambiamento più importante sia una sorta di ritorno in grande stile del primato della politica. Un ritorno che, a seconda dei punti di vista, si può descrivere come sussulto di orgoglio o come rigurgito di arroganza, ma che comunque è in pieno atto.

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The italian way


Estratto da un articolo di Davide Bennato per l’ultimo numero della rivista quadrimestrale Lettera Internazionale.

La fusione di Internet con la vita quotidiana ci ha abituato a una serie di neologismi che sono il risultato di processi sociali declinati secondo le caratteristiche dei media digitali. Se il 2013 ci ha abituato a parole come Big data (il numero enorme di dati prodotti dalle tecnologie digitali alla base dei nuovi modelli socio-economici) o selfie (la pratica di scattarsi foto col telefonino e condividerle sui social network, eletta parola dell’anno per gli Oxford Dictionares), una delle parole che popolerà il 2014 sarà Smart City.

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Non ne valeva la pena.

Bella idea di Federarchitetti

C’è anche questo “Lavori in corto”

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Dal rapporto del Centro Studi del Consiglio Nazionale Ingegneri dal titolo: “Osservatorio sugli esami di abilitazione svolti nell’anno 2012″

Gli effetti della crisi economica in atto coinvolgono anche i futuri ingegneri.

Scende infatti per la prima volta sotto quota diecimila il numero di abilitati alla professione di ingegnere: 9.747, circa 700 in meno rispetto al 2011 e quasi la metà rispetto ai 19.118 rilevati nel 2003. I motivi di tale flessione sono molteplici, ma è probabile che siano soprattutto gli elevati costi ed il perdurare della congiuntura negativa a disincentivare i giovani laureati ad accedere alla professione.

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via Linkiesta 

Fra 1999 e 2007 l’aumento del 71,2%. È quasi al 190% del Pil, vale a dire circa 3.000 miliardi di euro. E potrebbe salire ancora.

Fabrizio Goria

 

Il male dell’Italia potrebbe presto diventare il debito privato. Mentre il debito pubblico veleggia oltre i 2.100 miliardi di euro, oltre il 130% del Pil, quello privato non è da meno. Secondo le stime supererà quota 190% del Pil. Vale a dire poco più di 3.000 miliardi di euro. Una cifra monstre, considerata la dinamica di questa grandezza, che è in ascesa. E l’aumento dell’indebitamento privato va di pari passo con la riduzione sia della ricchezza sia del tasso di risparmio, ai minimi dal 1980. Il risultato è una spirale mortale. 

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Nell’altra vita, quella di insegnante di Topografia, con i miei alunni maneggiavo numeri, formule, funzioni goniometriche, strumenti di misura, calcolatrici programmabili e computer fin dagli albori. Pur trattandosi di una disciplina tecnica con forti implicazioni matematiche, non trovando sempre consenso tra i miei colleghi, ho sempre predicato l’importanza di esercitare la memoria.

Ho sempre consigliato ai ragazzi di impegnarsi molto  nelle discipline letterarie, nella scrittura, nella lettura e nello studio della storia. Sono certo che se ne ricordano, così come sono certo che hanno fatto tesoro nella loro vita, non solo professionale, delle mie continue sollecitazioni.

Mi sono tornate in mente queste brevi considerazioni mentre leggevo questa lettera che Umberto Eco scrive al caro nipote. La sottoscrivo integralmente, soprattutto nella prima parte, e la metto agli atti di questo blog a beneficio della mia… memoria e di tutti i nipoti che, per caso, passeranno da queste parti.

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“Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?”

Biagio Raucci s’è svegliato leopardiano (non leopardato) ed ha fatto un bel regalo a chi lo segue su Twitter.

E’ una chicca del 1954 che propone uno splendido video in b&w con il  ”Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere” (1832) dalle “Operette Morali” di Giacomo Leopardi con la regia di Ermanno Olmi. Senza indugio faccio mio questo regalo e lo metto agli atti di questo blog .

Prendetevi 6’30″, costa poco e farete felice il bambino che è in voi. Poi traete le conclusioni che vorrete, sono tutte buone! Auguri!

 

Qui c’è la long version del cortometraggio di Ermanno Olmi che non aggiunge niente al dialogo.

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In tempi di recessione, abbondiamo almeno con gli auguri: uno recitato e l’altro cantato.

Il primo è di Eduardo che, in “Natale in Casa Cupiello“, affida la “nota della salute” a Tommasino che, leggendo la letterina alla “cara matre“, fa “sentire i sentimenti” ed invoca salute e malattie per i familiari. Fate la vostra personale lista dosando attentamente gli anni di vita per i cari che vi circondano ed evitate di augurare acciacchi ai vostri zio Pasqualino.

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Si, ormai ci insegnano anche come scrivere nella nostra lingua. E’ una guida essenziale che conviene “tenere da conto”. Chissà se questa espressione è ammessa!

La guida contiene suggerimenti e non regole ed invita, all’atto della loro applicazione, a tener conto delle finalità che il documento si prefigge e del pubblico cui è destinato, cosituito da funzionari e dipendenti della CE.

Per invogliarci a leggerla, ci ricorda che ci sono tre buoni motivi per scrivere in modo chiaro: interagire in modo più efficace, ridurre la corrispondenza inutile e instaurare un clima costruttivo.

Mi sembrano tre ottimi motivi per farci coraggio e…

…leggerla


Pensiero d’autunno

Il breviario domenicale del Card. Gianfranco Ravasi su Il Sole 24 Ore di oggi 3 nov evoca la poesia “Pensiero d’autunno” di Ada Negri che non conoscevo (come tante altre…) e che mi piace cristallizzare in questo spazio.

Tra foglie moribonde, autunno, ramo più alto, sole limpido, distacco dolce, novembre, ricordo dei morti, appare forte il contrasto con il motto “come di primavera, sugli alberi le foglie” che accompagna questo blog da sempre.

Appare, appunto. Ma non c’è!

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Proviamo a dare i numeri?

- (via MySolutionPost.it)

di Luca Baiguini – 7 ottobre 2013

C’è un esercizio che propongo spesso ai miei allievi.

Si tratta di un gioco che ho trovato nel libro “Trappole mentali” di Matteo Motterlini (a proposito: lettura interessante, per gli amanti del genere).

Consiste nel riunire un gruppo di persone e consegnare le seguenti istruzioni:

- Scegliete un numero tra zero e cento e scrivetelo, insieme al vostro nome, su un foglio.

- Non mostrate agli altri il numero scritto.

- Dopo che mi avrete consegnato i fogli, procederò a calcolare la media aritmetica dei numeri che avete scelto.

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