Michele Ainis scrive parole sempre più chiare e dure e per questo motivo non buca i media. Purtroppo, fanno più presa quelle dette. In TV soprattutto.
Teniamoci cara La Stampa di Torino che gli da spazio…
La Stampa del 24 Feb 10
La repubblica dei corrotti
Benvenuti nella Repubblica dei corrotti: c’è posto per tutti e non c’è neanche bisogno di mettersi ordinatamente in fila, tanto nessuno la rispetta. Ma come abbiamo fatto a guadagnarci questo speciale passaporto? Perché siamo inquilini d’uno Stato senza Stato, ha osservato ieri Luca di Montezemolo. E perché in questo vuoto prosperano l’inefficienza pubblica e l’illegalità privata.
Mentre al Festival si consacra, da sempre, non il popolo ma la sua contraffazione televisiva, un telepopolo che è solo in parte giustapponibile agli italiani per quanti sono. Gli altri trenta milioni di italiani, quelli che scelgono di fare o di vedere altro, oppure al Festival dedicano solo uno sguardo giocoso e distratto, che cosa sono, se non popolo? Tutti professori universitari?
Riassumendo. Il televoto sanremese, anche ammesso che sia dimostrabilmente pulito e non manipolato, indica i legittimi gusti di circa la metà del paese.
Dentro quella metà, non è difficile immaginare che il patriottismo da operetta del Savoia abbia incontrato il favore, come dire, delle fasce non protette del pubblico: le più televisive, quelle che non leggono libri, non vanno a teatro, non vanno al cinema, e non hanno avuto tempo e modo di racimolare qualche termine di paragone, qualche elemento di conoscenza extra-televisivo.
Sanremo è soprattutto per loro, è confezionato a loro misura, e in fondo il vero sbalordimento sarebbe se questo genere di pubblico, allevato in lunghi decenni a quella forma suprema di obbedienza che è la mediocrità, avesse bocciato il Savoia e votato per le poche belle canzoni. La vera manipolazione sta a monte, molto a monte del televoto: sta nella costante educazione al basso livello.
Si fa un gran parlare dell’ascensore sociale che non funziona più legando la metafora all’immagine di un ascensore sempre in salita. Purtroppo, continua a funzionare facendo più corse carico in discesa che in salita.
In realtà la pigrizia e i vizi che si sono impadroniti di noi ci portano ad utilizzare l’ascensore anche per scendere per pochi e pochissimi piani. Per questa ragione l’immagine dell’ascensore, che funziona più spesso da “discensore” sociale, continua a valere e descrive bene le dinamiche sociali. Pensato e costruito per salire di qualche piano, per consentirci la scalata di pochi o molti livelli sociali, lo utilizziamo, quasi senza volerlo e nostro malgrado, per scendere senza essere capaci di venirne fuori per rimanere, quanto meno, al piano.
Il resto lo dice molto bene, con cifre significative a supporto della tesi, questo articolo che è apparso su La Stampa dell’8 Feb dell’anno di grazia 2010. Continua…
Si fa un gran parlare dell’attendibilità delle notizie che corrono sul web. Guardando questa immagine che ha colto Gigi Cogo davanti ad un’edicola che vende giornali su carta (si, quella vecchia merce che sporca non solo le mani) e, per venderne di più addobba l’albero di Natale con locandine sempre più ingombranti, viene da chiedersi se sulla carta stampata passano notizie più vere e verificate di quelle che corrono sul web.
E’ una gara a chi la spara più grossa: due, tre, quattro o nessuno?
Qui la discussione (breve breve) che ne è scaturita su Friendfeed.
Nel corso di uno dei frequenti momenti di cazzeggio, incrocio un thread nel quale si gioca con le parole intorno al nome di Marco Massarotto. Propongo un riferimento ad una canzoncina dello Zecchino d’Oro (degli anni d’oro) ed a Sba scappa una domanda su come si sta in pensione e, senza esitazione, rispondo (e confermo): “Si sta, come di primavera, sugli alberi, le foglie.”
La canzoncina “La giacca rotta”, per chi non ha paura di immersioni in profondità, è qui.
Torni a casa in auto la sera, accendi la radio e, tra le otto e le nove, non c’è alternativa a Radio 24. Telefonate più o meno interessanti con repliche più o meno arroganti di Cruciani. Ma tant’è, il mondo è bello perché è (a)variato. Tra tante, la telefonata di un signore che ti intrattiene con un peana al capocantiere fino a dichiarare che se lui (l’ascoltatore) fosse donna…
La regia fa partire una colonna sonora fatta di violini, il conduttore prova ad interloquire, ma non più di tanto. Tanto, per lo show, va più che bene così… Da ascoltare fino alla fine, dura appena 4 minuti.
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I giochini di parole (storpionimi) spopolano su Friendfeed. E proprio su FF capita di conversare con tante persone che ti scrivono “Qui sta diluviando”, “Qui si crepa dal caldo”.
Chi frequenta quella persona, anche solo via web, riesce a collocarla nello spazio ed è favorito nella conversazione. Stare continuamente a chiedere “dov’è qui?” appare fastidioso per chi lo chiede (immagina per chi se lo vede chiedere continuamente!). Ho pensato di creare una mappa pubblica di Google che, aperta alla collaborazione di chi ha un account su Google (e chi non ha -oggi- un account su Google?) permette di mappare i propri corrispondenti. Basta un click e m’appare la città dalla quale scrive la persona.
So che ci sono molti altri strumenti che permettono di fare la stessa cosa. Intanto ho trovato questo che, nell’arco di una mezza giornata, ha permesso di censire una trentina di FFiani.
Ogni volta che mi capita viaggio con molto piacere seguendo i racconti di Paolo Rumiz su La Repubblica. La stagione è quella giusta e gli strumenti per condividere questo piacere non mancano.
Ho scoperto che Webgol ha una categoria (Rumizzeide) dedicata ai post a commento delle tappe dei viaggi di Rumiz. Così i viaggiatori aumentano e penso che aumenti il piacere di viaggiare leggendo.
Sabato 11 Lug 09 il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze ospita il primo Barcamp sulla contemporaneità voluto e organizzato a tambur battente dal neoassessore Giuliano Da Empoli.
Nello spazio simbolo di un governo formato da –500, appunto- cittadini e in cui lavorarono alcuni tra i più grandi artisti del Rinascimento (Leonardo e Michelangelo, tanto per gradire) si parlerà di contemporaneità a Firenze. L’idea che motiva il barcamp è quella di mettere a punto strategie per trasformare lo straordinario patrimonio storico culturale fiorentino in una leva per costruire il futuro.
Tra l’attesa di Carlà e la visita di George Clooney, i sopralluoghi alle chiese crollate e il conforto ai terremotati, i pranzi e le cene, le conferenze stampa e i passaggi in TV, i giri sulle automobiline e le passeggiate a piedi, le foto (tante foto) alle infinite combinazioni tra gli esponenti degli xxx Paesi e i *fotoni* ai grupponi, era proprio irrinunciabile portare a tre giorni la durata del Gxxx.
Spero che, quando saranno partiti, nessuno abbia a ricordare di non aver fatto la foto con quello/a o quell’altro/a, altrimenti… d’accapo a Coppito.
Il video è molto ben costruito e propone interessantissimi spunti di riflessione. Si dirà che che le riflessioni stanno a zero ma, se a qualcosa servono i congressi, questa cosa è proprio la riflessione e il dibattito per far confrontare e far emergere una direzione intesa come leadership e come tracciato da seguire.
Una sola tremenda domanda: ma il finale è necessario che sia proprio quello del fimato? Spero di no, anche se temo di si.
Non perchè la Santanchè sia tra le fonti più accreditate, ma l’ascolto di questa breve traccia audio -tratta da Radio 24- messa a fronte di questo articolo la dice lunga sull’impazzimento della maionese.
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Geloso delle tante attenzioni che i media stanno regalando alla campagna-non campagna elettorale di mister b, il mini-stro Brunetta ha pensato bene di prendersela con le *panze* dei poliziotti esibendosi in una performance accusatoria che non dice niente di nuovo se non fosse per una piccata e piccante replica di un sindacalista di categoria.
Per documentare uno dei tanti spunti cabarettistici della giornata, con un po’ di taglia e cuci, ho realizzato questo file tratto dalla traccia audio del notiziario delle 19 di Radio24 di oggi, 28 Mag 09. Il sale sta in coda a questi 90 secondi.
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Roma, 15 mag. (Adnkronos) - ”Mi spiace vedere due persone con problemi personali che andrebbero risolti tra le quattro mura di casa e che invece vengono squadernati in pubblico. Mi spiacerebbe per chiunque si trovasse in una simile situazione, figuriamoci quando capita a persone alle quali voglio molto bene”.
Il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri in un’intervista a ‘La Stampa’ cerca di sottrarsi alle domande sulle questioni personali del presidente del Consiglio e della moglie, ma conferma di aver sentito Veronica Lario nei giorni scorsi: ”E‘ vero, l’ho chiamata. Ma per questi problemi non servono gli ambasciatori. In questi giorni penso spesso a una parabola del Vangelo: scagli la prima pietra chi non ha peccato. Stop, non mi faccia dire altro”.
Alla domanda su come sta veramente Silvio Berlusconi, Confalonieri replica: ”Come al solito. E’ un uomo sorprendente, e’ come Anteo: ritrova tutta la sua forza quando lo buttano per terra”.
La curiosità di sapere chi fosse questo Anteo è subito appagata da Big G. Anteo il gigante, Anteo di Alicarnasso, Anteo il Troiano, Anteo il Rutolo. La mitologia ne ha per tutti i gusti. Considerando i personaggi in questione vada per Anteo il gigante, anche se dalla statura non si direbbe…
Anteo era re di Libia, figlio di Poseidone e di Gea. Egli era praticamente invincibile finché rimaneva a contatto con sua madre (la Terra), che gli restituiva le forze ogni volta che la toccava. Il gigante venne sconfitto da Ercole che lo soffocò sollevandolo da terra da cui traeva la sua forza. Secondo un’altra versione, Ercole prima lo sollevò in aria e poi con la sua clava lo distrusse.
Capito perchè il nostro dice tutte le puttanate che leggiamo e sentiamo? Lo fa per farsi scaraventare a terra e recuperare le forze che, prontamente, gli danno i “suoi” soccorrendolo e rigenerandolo più bello e più forte di pria. In aria si sente in pericolo, si sente un bersaglio facile.
C’è un Ercole capace di tenerlo sollevato da terra?
E’ la parola che ci sta ossessionando e che occuperà la scena mediatica per molti giorni fino ad entrare nel vivo della campagna elettorale per le europee e per le amministrative. Il respingimento è scattato come una operazione ad orologeria, come la campagna per la sicurezza prima delle politiche del 2008.
Qui c’è un articolo di Luca Ricolfi che ho messo al sicuro dal sito de La Stampa e, a seguire, c’è una traccia audio di un intervento che ha fatto lo stesso Ricolfi a La Zanzara su Radio 24, oggi 12 Maggio.
Mi sembrano molto ben argomentate le posizioni espresse da Ricolfi. Nell’ascolto dell’audio bisogna fare un po’ di tara sulle posizioni che esprime Cruciani. Basta distrarsi ogni tanto e seguire le questioni poste dal Professore.
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Nella vecchia casa avevo questo manifesto che ho portato con me nel trasloco. La guerra che verrà
di Bertolt Brecht La guerra che verrà
non è la prima.
Prima ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame.
Fra i vincitori faceva la fame
la povera gente egualmente.